Fabrizio D'Aloia: "La svolta del People's Poker non finisce qui…"

Ing D'Aloia

 

   Fabrizio D’Aloia,

    presidente di Microgame:

   “I nostri numeri sono 

     da capogiro:

     non ci resta che… migliorare”

 

 

 

 

 

 

Questa volte le carte le abbiamo davvero tirate fuori dalla manica, e non era un solo asso, ma un poker intero. Poi, forti di una combinazione pressoché imbattibile, siamo andati in All In. Fuor di metafora, nel giro di qualche giorno abbiamo raddoppiato il minimo mensile garantito, lanciato il People’s Tour, ristrutturato il palinsesto e varato un super torneo domenicale da 100mila euro. Altre novità sono in arrivo. Per la nostra Poker Room è, nello stesso tempo, una svolta e una sfida. Inevitabile, a questo punto, cedere la parola a Fabrizio D’Aloia, 44 anni, ingegnere informatico, ma soprattutto fondatore e presidente di Microgame, il provider al quale fa capo anche People’s Poker.

 

Partiamo dal minimo garantito da 5 milioni di euro al mese: più di qualsiasi poker room italiana. Il  doppio esatto di quanto garantivamo prima. Se lo scopo era  fare notizia, ci siamo riusciti.

“L’obiettivo non era fare un po’ di rumore,  ma valorizzare il tempo che il nostro cliente dedica alla sua passione, garantendo premi adeguati al suo investimento di gioco. Il minimo garantito va in questa direzione, e andrà esteso a tutti gli eventi. Il che significa distribuire i vantaggi a una base sempre più larga”.

 

Secondo sasso in piccionaia: il circuito live su quattro tappe. Sta facendo un bel po’ di rumore anche quello.

“Mi fa piacere, perché credo molto nel connubio tra virtuale e reale: il People’s Poker Tour vuol essere prima di tutto un evento sociale importante, un modo per aggregare persone già unite da una comune passione. Vogliamo creare eventi unici e nello stesso tempo cordiali, dove ci si possa divertire senza troppe formalità”.

 

A questo punto, un po’ di numeri. : 70 mila giocatori al giorno, 3 milioni di euro di raccolta giornaliera, un milione e duecento mila eventi generati in un mese, ovvero un evento al secondo nei momenti di punta, mille ticket staccati al minuto, 60 milioni di euro distribuiti in un mese… e qui ci fermiamo, perché se no gira la testa.

“Sono cifre spaventose, di assoluto livello mondiale. Del resto, siamo fra le prime cinque piattaforme al mondo, la prima in un mercato regolamentato, ovvero primi in Italia che è in assoluto il secondo mercato al mondo. Non aggiungo altro. Anzi, no, qualcosa voglio dire: visto che i nostri numeri sono da capogiro, non ci resta che… migliorare”.

 

La ricetta del successo?

“Uso uno slogan molto in voga: “Comprare locale”. La filiera corta vale anche per il gioco, e non solo per i prodotti tipici. La nostra è l’unica piattaforma di gioco sviluppata in Italia, collaudata e pensata per il nostro mercato. Un abito cucito su misura per l’utente italiano. Tra l’altro, abbiamo  costruito tante opportunità di lavoro e a fatto bene all’economia locale”. 

 

E presto il nuovo client.

“Sì. Useremo la grafica vettoriale per sfruttare al massimo le possibilità di gioco, senza limite di tavoli e di dimensioni degli stessi. Se i nostri tavoli virtuali si trasformassero in tavoli fisici, supereremmo la dimensione complessiva di tutti i tavoli “reali” di tutti i casinò d’Europa. Il mondo dell’on line soddisfa un bisogno di gioco represso”.

 

Arriva persino il cash. Siamo pronti?

“Certo, e tra breve inizieremo a giocare “for fun”, cioè senza soldi veri, soprattutto per addestrare i giocatori in modo graduale. E’ importante che i nostri utenti evitino comportamenti eccessivi, e l’insorgere dei problemi tipici di quella modalità di gioco”. 

 

Un ultimo dato: la mano mezzo miliardo. E’ vicina, magari mentre stiamo concludendo questa chiacchierata si è già giocata…

“Intanto provo emozione per il risultato tecnologico! Poi, siamo pronti per numeri ancora maggiori. Vorrei organizzare una grande festa, ad esempio, quando raggiungeremo i 100mila giocatori al giorno. Fin da ora, siete tutti invitati!”

 

Un sassolino nella scarpa?

Lo Stato applica una tassazione che è dieci volte superiore ai mercati stranieri.  Le istituzioni non hanno ancora compreso che il gioco on line è una risorsa anche sociale e non solo un’oca da spiumare.