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 Nino Benvenuti 

 contro Emile Griffith:

 l’amicizia fra i due campioni

 non è mai venuta meno

 

Salviamo il soldato Griffith. Peccato che questa volta non si tratti di un film, ma della parabola umana, tragica e impietosa, di uno dei più grandi guerrieri del ring che la storia abbia mai visto: Emile Griffith. A noi italiani quel nome dice ancora molto, perché fu proprio un pugile italiano, anzi il più grande pugile italiano di sempre, a strappargli il titolo mondiale nella cilindrata più classica: i pesi medi. Quarantacinque indimenticabili riprese tra il ‘67 e il ‘68 che tennero milioni di italiani incollati alla radio, non essendo ancora giunto il tempo delle dirette satellitari.

Il nome di Griffith, inciso sui libri della Storia, è adesso scritto in piccolo nei lunghi elenchi di chi, in America, gode di un qualche sussidio dei Servizi Sociali: 300 dollari mensili con cui campare e curare, o meglio non curare, l’altro e peggiore dramma: l’alzheimer. In America, si sa, l’assistenza sanitaria funziona solo per chi può permetterselo, e Griffith non può. Fortuna che lo sport, e la sua etica solidale e generosa, regalano a volte il miracolo, che in questo caso ha il nome e il volto dell’antico rivale. E’ partita infatti da Nino Benvenuti una lunga catena di solidarietà della quale stanno parlando, in questi giorni, giornali e televisioni. Lo scopo è racimolare un fondo abbastanza grande per assicurare a Emile Griffith un vitalizio di cui campare, oltre alle medicine di cui avrebbe urgente e costante bisogno. Vi diremo di più nel corso della settimana, perché anche People’s Poker partecipa a questa gara di solidarietà attraverso il suo torneo più prestigioso: il Super Sunday. Le modalità saranno le stesse di  Haiti: devolveremo a Emile Griffith le nostre spettanze al netto dalle tasse. Il giocatore, al contrario, giocherà con le modalità di sempre e incasserà il montepremi fino all’ultimo centesimo. Avrà però la consapevolezza che parte del suo buy-in sarà dirottata verso uno scopo nobile e generoso. In fondo, tra il poker sportivo e il pugilato, i punti di contatto non mancano: anche sui tavoli verdi ci si scambiano cazzotti, che poi, a partita finita, diventano abbracci.