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Natale Albanese

con la maglia rosanero

del suo Palermo

ai tavoli delle WSOP!

 

 

La nostra prima giornata alle WSOP si conclude quando in Italia scoccano le 10:30 del mattino e a Las Vegas, rischiarata come di consueto dalle mille luci colorate di hotel e casinò, è l’una e mezza di notte. Eravamo partiti in sedici, pronti a vedere cara la pelle nella caccia serrata al mitico braccialetto. E così è stato. Indipendentemente dal risultato finale, dal numero di mani giocate, nessuno dei giocatori impegnati nell’evento #48 ha deluso. Certamente l’emozione di competere in un torneo da 2713 iscritti, la tentazione dei 660mila dollari del primo posto e l’ebbrezza del prize pool da 3milioni 662mila dollari basterebbero a tirare fuori la grinta in ognuno di noi, ma qui a Las Vegas c’è nell’aria qualcosa di diverso che va al di là del concetto di ITM e che, una volta respirato,  non lascia scampo. Forse è il continuo sfilare di campioni del poker, la possibilità di incontrare i propri idoli, quelli che fino a poco prima avevamo visto in TV o sulle pagine patinate delle riviste di settore, e che qui si incrociano nei corridoi, al bar o addirittura nelle restrooms; forse gli inni nazionali che risuonano ogni giorno alle 14:20, o forse… forse non c’è un vero motivo, se non che queste sono semplicemente le World Series of Poker e noi ne siamo parte. Sulle nostre maglie sfoggiamo con orgoglio il logo WSOP-People’s Poker in cobranding e questo, qui, fa la differenza.

 

Colpo imparabile per Filippo Adelfio, primo eliminato dalle nostre WSOP

 

La giornata non era iniziata sotto i migliori auspici, con una prematura eliminazione già al primo livello di gioco. Si dice che quando una mano è già scritta nel destino non sia possibile cambiare il corso degli eventi: questa è la storia di Filippo Adelfio alle World Series Of Poker, qui a Las Vegas. Da giocatore esperto si era ritrovato in una mano entrando in posizione con A-5. Queste le carte sul flop: A-J-5, tutte di seme diverso. Cosa si può sperare di meglio? Magari l’opponent è entrato nella mano proprio con un Asso, per cui non abbandonerà mai il colpo. Così, da corto, forzi la mano fino a mandare la vasca. Chiamato dall’avversario, che ti mostra l’Asso ma, purtroppo, accompagnato da un J…colpo imparabile per Filippo, che è stato, così, il primo nostro eliminato dalle WSOP 2011.

 

Lotta Fratricida… due cowboys disarcionati dai Cavalli!

Altra storia degna di cronaca è senz’altro quella Carlo Cavalli, raccontataci dallo stesso giocatore incrociato negli infiniti corridoi durante la seconda pausa, dopo quattro ore e altrettanti livelli. Dopo essersi accorciato contro Raffaele Bruno, che gli scoppia due Assi settando un tris di donne al turn, Carlo si trova in heads up proprio contro il giocatore brindisino. Due cowboys contro A♠Q♠. Il flop regala una donna e due carte di picche e Carlo manda la vasca; Raffaele chiama con 4/5 di colore… turn bianco, bloody river picche e i due cowboys cadono dai “Cavalli”…

 

Quando i coin flip fanno la differenza…

Nel No limit i coin flip sono spesso i crocevia verso la vittoria. Si dice che per arrivare in fondo ad un torneo importante, se ne debbano vincere almeno cinque. Giuseppe Consolo lo sa bene ed abbandona l’evento 48 con l’amaro in bocca: parte con A♣J♦, betta 350 e l’avversario lo chiama. Al flop prende un altro Asso (♠), 3 e  6 di quadri. Punta 800 e l’avversario gli rilancia 1600. Carlo chiama e quando al turn prende un 9♦, con 4/5 di colore manda la vasca. Instant call, river bianco e l’avversario gira 33. Un tris che manda a casa i due Assi del nostro sfortunato player… Carlo Consolo è player out, ma si “consola” con il nuovo tatuaggio che porta il nome di suo figlio…

 

Giocare di posizione non sempre paga…

Allo scadere del day 1 una specie di epidemia colpisce i nostri player, infrangendo il sogno di portarne in gran numero al day 2. Farbizio Palma, dopo aver disputato un torneo sofferto ma più che positivo, rimane troppo corto e viene a trovarci nel nostro studio, tra lo stupore di tutti, poco prima della conclusione della giornata. Ci racconta di non aver mai visto carte decenti e di essersi dovuto limitare a giocare sempre di posizione, nell’impossibilità di spingere altrimenti. Verso la fine si ritrova con circa 16mila chips, è di grande buio e il dealer gli distribuisce AK. Forse un segno del destino? I bui sono 400/800. Risponde al raise di 1800 del chip leader del tavolo rilanciando a 3200 che lo chiama istantaneamente. Al flop la fortuna sembra girargli le spalle o per lo meno distrarsi:  67Q, ai quali l’avversario manda la vasca. Fabrizio non se la sente e folda, ma ormai è corto. È proprio vero quello che si dice: Anna Kurnikova è bella, ma non vince mai. Due mani dopo è di bottone, spizza AQ e manda la vasca pre flop, viene chiamato… l’avversario mostra due 7 che bastano a cacciarlo dal torneo, ad un soffio dal day 2.

 

Più che un poker… una primiera

In molti paesi asiatici il 7 è un numero fortunato. Per alcuni dei nostri giocatori, almeno qui a Las Vegas, non sembra lo sia stato affatto. Prima di Fabrizio Palma, eliminato da una coppia di 7, una sorte non meno beffarda si era accanita contro Vittorio Scevola. Di grande buio si appoggia al raise dell’avversario con A9 e dopo un flop 77A si limita al check. Esce puntando dopo il turn: bet, all in, call. L’avversario mostra una coppia… uguale a quella sul flop! Quattro 7: più che un poker, sembra una primiera!

 

Per vincere non sempre basta dare il “Massimo”…

Massimo Tagliati è l’ultimo dei nostri players ad uscire di gioco dal day 1. Il decimo livello è ormai scaduto, quando lo vediamo arrivare sconsolato, con un amaro sorriso stampato in faccia. Seduto per 10 ore al tavolo con l’astro nascente del poker Matt Graham, è stato sotto average per quasi tutta la prima metà della giornata, soffrendo, spingendo al momento giusto, subendo colpi e assestandone altrettanti. A metà della giornata aveva portato a casa due piatti che avevano fatto ben sperare: prima con AK aveva infranto i sogni di un avversario con A10, chiudendo colore di cuori al turn, poi ne aveva spennato un secondo, scoprendogli, con una perfetta lettura di gioco, un improbabile bluff. Ma Anna Kurnikova è volubile e traditrice e a nove minuti dalla fine, A7 in mano, il giocatore salentino vede sfumare i propri sogni a -100 dalla bolla.

Anche l’altro Massimo, Federiconi, ha subito lo stesso smacco dal destino. Un torneo di sofferenza, sempre in rincorsa con poche chips, ma mai domo. In serata lo troviamo passeggiare nervosamente nella sala, sta scaricando l’adrenalina dopo aver portato duo colpi che da short stack lo hanno portato per la prima volta in average. È l’ultima volta che lo vediamo. La notizia della sua eliminazione giunge indirettamente, a fine day 1, ma noi non ce la sentiamo di biasimarlo.

 

La prima giornata dell’evento #48, il No Limit da 1,500 dollari, si conclude con due giocatori ancora in corsa per il braccialetto: Raffaele Bruno, già protagonista e vincitore del sit&go warm up da Flaminio la notte prima, e Natale Albanese, autore di una straordinaria prestazione. Sopra average per tutto il tempo, al tavolo sembra spaesato, un pesce fuor d’acqua, ma stretto alla maglia rosanero del suo Palermo, è sempre estremamente concentrato, umile, tecnico come pochi e accede con oltre 50mila chips al day 2. Ora tutte le speranze di gloria sono nelle mani dei due superstiti. Stanchi raggiungiamo le nostre camere, attraversiamo i corridoi che lentamente si svuotano ascoltando i commenti dei giocatori. Stanotte qualcuno di noi sognerà un braccialetto…

m.