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Mario Adinolfi cerca di "arrotondare" alle WSOPE 2011

Giornalista, blogger e giocatore di poker. A tempo perso, anche deputato della Repubblica. È Mario Adinolfi, che da giugno è entrato ufficialmente alla Camera dei Deputati nelle fila del Partito democratico ma che non per questo ha abbandonato le sue passioni-occupazioni. Anzi, nel week end è stato tra i protagonisti dell’Italian poker tour che si è disputato al casinò di Campione d’Italia. Alla fine Adinolfi non ha vinto il torneo ma ha chiuso in dodicesima posizione, portandosi a casa ben 6.661 euro. Mica poco per uno che da giugno ne guadagna, a spese nostre, circa 14mila lordi ogni mese tra paga e diaria, rimborsi esclusi. Come rimpinguare le già laute entrate per il neo deputato romano che non ha mai fatto mistero della sua passione per il tavolo verde, tanto che prima di entrare alla Camera disse: «Porterò avanti le istanze del popolo dei pokeristi in Parlamento». E bravo Adinolfi. Al diavolo il lavoro, il disagio sociale e la crisi economica. Meglio giocare a poker…

 

 

Questo è il sagace articolo comparso su il Giornale ieri per celebrare quello che per qualcuno è un importante risultato sportivo. Non nella sezione dedicata allo sport (e al poker), ma addirittura tra le notizie degli “Interni”. Ancora una volta l’ottava testata italiana si fa portavoce di una campagna moralizzatrice contro i vizi della casta. Dopo il “Caso Boffo”, quello “Marrazzo” e “il Ruby Gate”, il Giornale torna in prima linea e denuncia le perversioni del Parlamentare del PD, dedito al gioco d’azzardo e chissà a quale altra aberrazione. In realtà, subito dopo il suo insediamento, anche altri giornali avevano denunciato la dissolutezza di dell’On Adinolfi che, addirittura, usava togliersi le scarpe in Aula… chiaro e malcelata espressione di “feticismo del piede”! Uno straordinaria opera di denuncia, ma ahimè incompleta. Andando a scavare nel passato, si può addirittura scoprire che quella di Venezia non è la sua prima vincita: un sesto e un quarto posto al WPT, un paio di scappatelle qua e là, il nostro Marione è 80° nella All Time Money List italiana con oltre 300mila euro vinti in carriera. Una cosa inaccettabile, un chiaro caso di conflitto d’interessi cui il nostro Paese non è avvezzo e che non può accettare. Non si è mai visto che in Italia un parlamentare, senatore o ministro continui a svolgere la propria attività o a coltivare le proprie “passioni” durante il mandato elettorale, soprattutto nel caso in cui le prime arrechino evidente pregiudizio al secondo.

Per di più Mario Adinolfi non fa mistero del suo essere un sovversivo: ama definirsi “aspirante creatore di pensieri forti”. Ha un blog che ha collezionato oltre 4milioni di visite, in cui osa trattare argomenti come i moderni genocidi di cui nessuno parla, i tentativi di revisionismo storico sulle stragi italiane, gli intrighi della politica. Insopportabile tentativo di plagio delle coscienze, in un Paese in cui l’informazione è notoriamente libera e indipendente.

Dal 13 giugno 2012, data del suo insediamento al Parlamento in sostituzione del neoeletto sindaco di Civitavecchia Tidei, Mario Adinolfi, a causa della sua attività di poker player ha collezionato solo il 90% di presenze (dato consultabile sul sito della Camera) e tiene un diario settimanale della sua attività parlamentare.

 

Ogni venerdì pomeriggio riporterò qui una sintesi rapida della mia attività parlamentare della settimana, per rendere conto ai cittadini di quel che faccio alla Camera e per raccogliere critiche, consensi, idee, suggerimenti.

 

Questa la sua promessa, naturalmente mantenuta, fatta su “il Cannocchiale“. Ma c’è da chiedersi piuttosto se per qualcuno non si tratti di un’attività di spionaggio a scopo eversivo, finalizzata a sollevare dai nostri occhi quel “velo di Maya” tanto faticosamente tessuto dalle trame del potere.

Navigando nella rete per saziare la mia curiosità, si possono trovare tante notizie e video che confermano l’atteggiamento vizioso e ribelle di Mario Adinolfi, come questo, che probabilmente spiega il motivo di tanto livore da parte de il Giornale… povero Montanelli!