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(Foto by pinball.mastertopforum.com)

 

C’era una volta il flipper, con le sue lucine intermittenti, la grafica sgargiante e quel rumore inconfondibile della sfera che andava a destra e sinistra, per non parlare del calcio balilla, calcetto, biliardino… tutto ormai in via di estinzione!!!!!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa mattina la vetrina del bar della stazione di servizio che abitualmente rappresenta la mia agognata sosta caffè lungo la strada che mi porta da casa al lavoro, esibiva questo flyer.

 

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La prima cosa che mi ha colpito, sull’uscio del locale, sono state le due immagini. Forse la foto rubata con lo smartphone non rende giustizia ai “colori sgargianti” che rievocano le atmosfere edulcorate dei bar anni cinquanta, quelle della brillantina e delle sigarette arrotolate nella manica della t-shirt, ma vi assicuro che dal vivo non possono non carpire l’attenzione anche dell’avventore più distratto.

Un messaggio positivo, molto attraente. Molto Happy Days. Il calcio balilla, poi… riporta alla memoria le interminabili sfide sulla piattaforma del lido dove ogni anno ci si ritrovava con gli amici dell’estate. Bei tempi quelli del flipper e del biliardino.

Però… è proprio necessario denigrare sempre tutto ciò che è nuovo per lanciare messaggi positivi? È pur vero che viviamo in tempi difficili, ma forse disprezzare la modernità non è il metodo migliore per combattere le storture del presente. Se poi analizziamo nel dettaglio il messaggio sopra riportato e il suo autore, difficilmente si riesce a non rimanere perplessi: il SerT  dell’UOC (Unità Operativa Complessa) dell’ASL di Avellino, l’ufficio che offre servizi di assistenza ai tossicodipendenti.

Se a qualcuno non fosse ancora chiaro di cosa stiamo parlando, ecco la spiegazione in sintesi: secondo lo Stato italiano, i giocatori troppo assidui sono equiparabili ai tossicodipendenti. Persone drogate di gratta e vinci, lotterie, carte e cartelle, numeri e palline estratte da un’urna dall’innocente mano dei una bambina bendata. Attività di cui lo Stato stesso ha il monopolio e da cui trae forti proventi: oltre 70miliardi ogni anno, pari al 4% del PIL. Quale credibilità può avere quindi un messaggio come “Se non giochi, non perdi” in bocca a chi in realtà  non ha alcun interesse a farti smettere di giocare? L’unica cosa di cui si preoccupano alcuni rappresentanti del nostro governo, è capire come fare ad ottimizzare la voce “costi e benefici” di questo settore, cercando di ottimizzare ed incrementare i “benefici” (gettito erariale), al netto dei “costi” (spese per la lotta e la cura delle ludopatie). Con una mano ci porgono la caramella, con l’altra ci bacchettano sulle dita se tentiamo di afferrarla.

Nessuno vuol negare che la dipendenza dal gioco può diventare un problema (non uso il termine “malattia” perché non ho la competenza per farlo), tantomeno svilire ogni lodevole tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica su una questione così delicata, ma non crediamo che dare del tossico ad un giocatore un po’ troppo “assiduo” possa incoraggiarlo a chiedere un aiuto.

Certo è facile predicare che la dipendenza da gioco dilaga in tempi di crisi, quando il lotto diventa l’ultima speranza per risollevarsi dalla polvere della disoccupazione, del precariato e della generale dissoluzione della società. Il gioco si trasforma in vizio quando intorno a noi vediamo disgregarsi quelle barriere rappresentate dai valori su cui si fonda la civiltà in cui viviamo.

Perciò giochiamo sempre in modo responsabile e dimostriamo a chi ci governa che siamo migliori di quanto vogliano farci credere. Facciamolo per divertimento, non per avidità, perché il loro potere si nutre delle nostre debolezze, il loro disonore si lava nella fonte dei nostri vizi! Se lasceremo che la propaganda ci ricopra di fango e ci faremo convincere di essere “malati”, gliel’avremo data vinta e lasceremo che ci curino… a modo loro!