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Lotterie istantanee tra lettere e raccomandate

Se lo Stato finge di combattere le derive ludopatiche della società, per fortuna c’è chi da privato cittadino e nell’esercizio delle proprie funzioni, alza la voce per dire ciò che molti (compresi noi) pensiamo. È accettabile che le lotterie istantanee trovino una vetrina in luoghi come gli uffici postali?

 

Già in passato avevamo posto la questione sui distributori di gratta e vinci all’ingresso dei supermercati (vedi l’articolo), paradossale contraltare alla strenua (almeno nelle dichiarazioni di intenti) lotta alle sale giochi vicine a scuole, ospedali e luoghi di culto. Eppure sembrava che nessuno avesse fatto caso a questi scatoloni gialli, dispensatori di illusioni a basso costo, che spuntavano nei centri commerciali, davanti ai bar e alle tabaccherie.

Oggi è un dipendente delle Poste di Taranto a porre il problema: è giusto esporre agli sportelli i gratta e vinci? Esibirli davanti agli occhi dei pensionati in modo così sfacciato, quasi fossero la soluzione ai quattro spiccioli che prendono ogni mese?

 

Certo si potrebbe obiettare che nessuno obbliga i dipendenti delle poste a proporre di ricorrere alla fortuna per tentare “la svolta”. Ma è lo stesso segretario della UiL Poste a chiarire che, sebbene nessuno costringa i dipendenti a “spingere” i gratta e vinci, è pur vero che da quando le Poste sono diventate una società per azioni, ogni ufficio ha un budget mensile da raggiungere e, in caso venga superato, ricevone un bonus produttività.

 

Ancora una volta facciamo la fine dei capponi di Renzo, che si beccano l’un l’altro, perdendo di vista il loro avversario naturale. Per fortuna ogni tanto, tra un cappone e l’altro, c’è un gallo che alza la cresta.