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Commissione Europea e Associazioni al lavoro

Se credete che quello del “gioco illegale” sia un problema tutto italiano, vi sbagliate. Da tempi immemori in sede europea i rappresentanti delle Associazioni di Gioco del continente chiedono a gran voce una chiara regolamentazione che, oltre a uniformare la disciplinare del settore con norme e principi condivisi da tutti i Paesi dell’Unione, contrasti in modo deciso l’offerta di quegli operatori che esercitano senza concessione o licenza.

 

Proprio in questi giorni i rappresentanti delle Associazioni di Scommesse (EPMA), Casinò (ECA e Lotterie (EL), si stanno confrontando con la Commissione Europea, allo lo scopo di “andare oltre” le pur lodevoli proposte finora discusse. Il Piano d’Azione approvato nell’ottobre scorso, che prevede “l’elaborazione e l’individuazione di un insieme di principi comuni allo scopo di tutelare i consumatori” (dichiarazione Presidenti EL, ECA e EPMA) non è sufficiente e deve rappresentare solo un punto di partenza. Per tutelare i consumatori, infatti, non basta disciplinare il mercato “legale”, quello che già rispetta le regole esistenti e certamente rispetterebbe anche quelle future. Il pericolo principale, oggi, è il proliferare di siti illegali che, oltre a creare un danno agli operatori autorizzati, rappresentano una evidente minaccia per i giocatori.

 

Le Associazioni Europee di settore propongono, come prima istanza, che sia quanto meno vietata “qualsiasi comunicazione commerciale di offerte di gioco d’azzardo illegale, indipendentemente dal mezzo, in particolare la pubblicità televisiva da parte di operatori illegali attraverso i canali televisivi diffusi via satellite”.

 

Ho dovuto leggere e rileggere più volte questa dichiarazione. Non credevo ai miei occhi. Cosa vuol dire: che una società non autorizzata a fornire servizi di gaming online può tranquillamente farsi pubblicità e operare sul mercato, infischiandosene delle leggi? Evidentemente sì, ma pensateci bene: gli operatori di gioco illegali agiscono né più e né meno come chi esercita una professione (medico, avvocato, notaio, insegnante ecc.), illegalmente perché privo dei requisiti e dei titoli per poterlo fare.

 

Personalmente sono più che convinto che la tutela del consumatore non possa prescindere dalla tutela di degli operatori, dal momento che il mercato è un’entità complessa e composita, in cui domanda e offerta, venditore e compratore, fornitore e cliente non dovrebbero contrapporsi, ma integrarsi in modo da perseguire il benessere e l’utile di entrambi.