PPTour Kranjska Gora 2013: una tappa travagliata, ma ricca di buoni presagi

PPTour Kranjska Gora 2013: una tappa travagliata, ma ricca di buoni presagi
L'impietoso termometro del Korona!

Probabilmente quella di Kranjska Gora 2013 è stata la tappa più travagliata della storia del People’s Poker Tour. Certo il primo evento dell’anno è sempre prodigo di imprevisti, quasi come se ogni volta si dovesse ricominciare dal principio. Poco importa che la nostra sia una macchina organizzativa più che rodata, con un team consolidato e un’organizzazione sempre più fluida. Meno ancora incide il fatto che la location sia più che nota, dal momento torniamo a Kranjska per la quarta volta e conosciamo il casinò come le nostre tasche. Se qualcosa può andare storto, di certo ci andrà! Basta sostituire una vecchia, ma funzionante presa elettrica con una più nuova e sicura, che tutto l’impianto rischia di andare in corto.

 

Chi ci ha seguiti nella diretta streaming dell’ultima settimana e soprattutto chi è stato dei nostri al Casinò Korona, sa a cosa mi riferisco.

 

Una foto postata da Krisztina Polgar durante l'odissea tra i ghiacci...

 

Partiamo dall’inclemenza del tempo, che oltre a temperature siberiane (il termometro ha fatto registrare una minima di -11°!) ha bloccato tanti giocatori sulle strade di mezz’Europa, impedendo loro di raggiungerci. Solo per limitarci alla delegazione ungherese, formata tra gli altri da Daniele Scatragli, Szilvia e una incintissima Krisztina, abbiamo avuto una dozzina di giocatori che hanno trascorso 26 ore in autostrada, senza mai raggiungere il Korona!

La delegazione salentina riparte affrontando la tormenta!

 

 

 

E vogliamo parlare delle avventure di chi ha dovuto farsi trainare da Tarvisio fino all’Hotel? O di chi ha rischiato (noi compresi) di non poter ripartire, causa 36 ore ininterrotte di candidi, fitti, letali fiocchi di neve?

 

 

Un blackout di oltre un’ora nel bel mezzo di un tavolo finale, già partito con tre ore di ritardo, a causa di cavi congelati che non permettevano di andare in onda… insomma, una serie di piccoli, sfortunati imprevisti che hanno… diciamo così… reso la prima tappa del People’s Poker Tour indimenticabile! 

 

Enzo e Kehin aiutano Leonardo Campeggio ad alzare la carta della scenografia...

 

Non ultimo, la carta della scenografia che caduta in testa Leonardo Campagna durante l’heads up finale. Un errore nel montaggio? Cattiva sorte? Forse un segno divino! Leonardo in quel momento ha un terzo dello stack di Fabrizio D’Agostino, ma da quell’istante, da quella sorta di “cresima pagana”, incomincia un’inesorabile rimonta che culmina nella vittoria finale.

 

E allora, alla luce di questo evento, voglio essere ottimista e reinterpretare tutti gli episodi negativi, come forieri di buona sorte, così come accaduto per Leonardo.

Massimiliano Casella (AD di Microgame) ha recentemente definito il People’s Poker Tour una festa del poker. Io mi spingerei oltre, definendo ogni tappa, una riunione di famiglia.

 

Un albero ghiacciato affronta le rapide...

Se poi lungo la strada del ritorno, all’alba di una giornata fredda e nevosa, con gli occhi pesanti di 48 ore ininterrotte di lavoro, lo sguardo assonnato cade su un’ombra si muove nel fitto di un bosco avvolto dalla nebbia… allora sarà più facile guardare al futuro con ottimismo. Fermo tra gli alberi, un maestoso cervo ci accompagna con lo sguardo. Un simbolo di forza e rinascita. I cervi perdono il palco in inverno e proprio a marzo cominciano a ricrescergli, per donargli nuova virilità.

 

Quella virilità di cui molti vorrebbero privarci, ma che sapremo ritrovare, sempre.

 

Un enorme cervo saluta la nostra partenza...