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PDC ePVR non sono responsabili per l'attività dei clienti sui propri terminali...

Quando lo scorso ottobre fu inserito, nel famoso Decreto Balduzzi, il divieto di “messa a disposizione presso qualsiasi pubblico esercizio di apparecchiature che, attraverso la connessione telematica, consentano ai clienti di giocare sulle piattaforme di gioco messe a disposizione dai concessionari on-line” molti (me compreso) gridarono allo scandalo. Non perché pensiamo che “l’incitamento al gioco ovvero l’esaltazione della sua pratica” sia una condotta giusta e istruttiva, ma perché l’articolo sopra citato metteva in pericolo un’intera rete di piccoli imprenditori, micro imprese, liberi professionisti, a tutto vantaggio dei colossi internazionali del gioco. PDC (punti di commercializzazione) e PVR (punti vendita ricariche) rappresentano l’anima, lo scheletro di molti network di gaming online: bar, tabaccherie, ricevitorie e circoli che garantiscono un contatto diretto e immediato con gli utenti. Veri e propri avamposti sul territorio, in contrapposizione con il freddo distacco delle multinazionali. Soprattutto rappresentano l’attività in cui hanno investito molte famiglie. Il DL 158/2012 ha tentato di smantellare questa rete, impedendo a PDC e PVR di mettere a disposizione dei clienti i computer (o anche semplicemente la connessione internet) necessari per giocare online.

 

Giusto, dirà qualcuno. Il governo si adopera alacremente e virtuosamente affinché il gioco compulsivo non dilaghi in modo incontrollato. Peccato che nel frattempo lo stesso esecutivo autorizzava il proliferare di distributori di gratta e vinci e la vendita degli stessi in uffici postali e supermercati!

 

Oggi una notizia positiva fa tirare un meritato sospiro di sollievo ai network di gioco come il nostro: le motivazioni della sentenza di archiviazione, rese note dal Tribunale di Teramo, in merito al caso dei due titolari di altrettanti PDC, accusati di aver consentito ad alcuni clienti di accedere ad una piattaforma di gioco, da postazioni internet installate nei propri locali.

 

Non luogo a procedere. Questa la decisione del GIP. Per due semplicissimi motivi: per prima cosa l’esercente non può essere considerato responsabile dell’uso che un cliente fa della postazione messa a disposizione presso l’esercizio, non potendone controllare l’attività durante la navigazione, senza violare la legge sulla privacy. Seconda cosa, il divieto contenuto del DL Balduzzi e sopra citato, si riferirebbe solo ad apparecchi collegati in modo stabile e permanente con il sito dell’operatore di gioco.

 

Fatta la legge, trovato l’inganno? No, semplicemente un altro tentativo di abuso sventato da un tribunale giusto e indipendente.