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Il poker assolto dalla Cassazione!

…un’occasione di svago che può avere un’utilità sociale”. Parole che suonano come uno smacco, anzi un sonoro ceffone a tutti coloro che guardano i poker player come a una razza inferiore.

 

Non cantiamo ancora vittoria, non ce la sentiamo di dire che d’ora in avanti la strada verso la liberalizzazione del poker live sia tutta in discesa, ma l’ultima sentenza della Corte di Cassazione è destinata a riscrivere la storia dell’annosa vicenda. Chiamata a pronunciarsi sul ricorso della procura di Alessandria, che si opponeva al dissequestro di un circolo di Alessandria, la Corte Suprema non si è limitata a respingerlo, ma nelle motivazioni della sentenza ha fatto molto di più. Oltre a ribadire che nel Texas Hold’em l’abilità del giocatore è preponderante rispetto all’alea (leggi: bisogna essere più bravi, che fortunati), rendendolo un gioco di abilità e non d’azzardo, con una competenza e una puntualità inaspettate, ne messo in rilievo quegli aspetti che lo rendono quel gioco unico, meraviglioso che noi tutti amiamo.

 

…l’abilità del partecipante, la sua esperienza, l’attitudine alla concentrazione, la capacità di valutazione dell’avversario, la resistenza fisica”, non solo quindi “le finalità del gioco […] dal mero lucro”. Insomma, tutto autorizza a pensare “la Texana” sia ormai vicina al riconoscimento di quella dignità che le spetta.

Forse il poker non verrà mai considerata uno sport nel senso pieno del termine, ma termini come abilità, esperienza ecc., esplicitamente inseriti nella sentenza, fanno del Texas Hold’em quando di più vicino ad una disciplina sportiva si possa immaginare.

 

Con tutti i limiti del caso (“l’assoluzione” riguarda solo i tornei di poker Texas Hold’em con buy-in contenuti e senza re-buy/re-entry), oggi è un gran giorno per il poker, per chi lo ama e per chi su questo gioco ha investito tempo, passione e danaro.