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Errore nelle votazioni, o errore di valutazione?

Una moratoria di dodici mesi sul gioco online e sui sistemi elettronici installati in luoghi pubblici. Questo quanto deciso ieri dal Senato, che ha approvato una mozione della Lega, assestando un duro colpo al Governo.

 

Per un anno non sarà possibile aprire nuove sale giochi (fisiche o virtuali), indipendentemente dagli accordi presi con gli operatori italiani e stranieri che, a caro prezzo, hanno già ottenuto una concessione.

 

In pratica: se fosse applicata la moratoria, che ricordiamo è stata proposta, ci potremmo ritrovare di fronte ad una pioggia di ricorsi da parte di tutte quelle società di gaming che hanno firmato un esoso accordo con lo Stato. Circa 200 aziende che aprirebbero un contenzioso contro il Governo.

 

Senza contare che il settore del gioco legale, pulito, controllato, garantisce qualcosa come 200mila posti di lavoro che, se dovesse essere applicata la moratoria, sarebbero a rischio. Per non parlare della più che probabile diffusione del gioco illegale, che i questo nuovo scenario troverebbe terreno fertile. Per tutelare gli utenti e arginare il fenomeno del gioco d’azzardo patologico, si rischia di spingere i soggetti più deboli verso il mercato incontrollato e pericoloso, gestito da società illegali che sfuggono ad ogni controllo.

In ultimo, quasi otto miliardi di gettito in meno per le casse dello Stato.

 

Quando pensiamo allo Stato, non pensiamo ai ricchi parlamentari e senatori, ai manager delle aziende pubbliche, ai politici. Quando pensiamo allo Stato, dobbiamo pensare a noi. Quegli otto (sei secondo altri) miliardi in meno, dovranno essere trovati altrove. Ce li faranno sputare in un altro modo.

 

Immediate le reazioni, dopo la batosta presa dal Governo al Senato. Da Passamonti, Presidente di Confindustria Sistema Gioco Italia, a Giorgetti, Sottosegretario all’Economia, oggi si levano le prime, stentoree voci sull’inapplicabilità di una moratoria definita “sconcertante”. Pena: il Governo compirebbe un atto illegittimo, che pagherebbe (pagheremmo) a duro prezzo.

Qualcun altro, come il senatore Casson, sostiene che il suo partito (il PD) abbia votato a favore per errore, “in un momento di grande confusione in Aula”.

 

Dobbiamo credere che i nostri senatori non conoscono il significato del termine “moratoria”? O forse hanno prima ceduto ai ricatti della Lega, appoggiandone la mozione in cambio della sopravvivenza del Governo, per poi rendersi conto che una violazione degli accordi presi con i concessionari sarebbe molto più onerosa per il nostro Paese?