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Roby S, di solito sempre sorridente, in una insolita immagine pensierosa…

Amici giocatori,

la storia che stiamo per raccontare appare tanto grottesca quanto grave, perché è la situazione che, a mio parere, ha messo un serio freno all’affermazione del Poker come professione. Forse i più scettici – e tutti coloro che non conoscono il Poker – si fermeranno già a questo punto. Sono certo, invece, che tutti quelli che amano il Poker ci aiuteranno ad analizzare ed approfondire questo tema, di fondamentale importanza per il nostro settore.

 

Sappiamo bene che il Poker Live in Italia ha avuto un grosso rallentamento a causa della mancata regolamentazione. A tutto questo si sono aggiunti i controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate sui tornei giocati all’Estero dai nostri players, per i quali oggi il Fisco chiede a posteriori un bel 60% delle presunte vincite.

 

Ecco, le ultime due parole sono lo snodo fondamentale di queste questioni: “PRESUNTE VINCITE”. La storia di Roberto Sabato, da tutti conosciuto come “Roby S”, è emblematica e rappresenta la situazione tipica in cui potrebbero ritrovarsi tutti i giocatori che negli ultimi anni hanno fatto qualche piazzamento nei tornei internazionali. Nelle scorse settimane, infatti, Roby ha ricevuto una cartella esattoriale con la quale gli venivano attribuite, per l’anno 2008, vincite per 29mila Euro per le quali il Fisco è arrivato a chiedere una cifra addirittura raddoppiata: più di 59mila Euro, sanzioni, interessi e more compresi! La fonte delle informazioni attraverso le quali si arriva a questa mega-cartella?? Questa schermata del sito “The Hendon Mob”:

 

 

A questa schermata sarebbero seguiti controlli attraverso i quali l’Agenzia delle Entrate avrebbe riscontrato movimentazioni per complessivi 29.000 Euro nello stesso anno. Immediata la reazione di Roby S, che ha presentato ricorso attraverso il suo commercialista, contestando l’attendibilità del sito – anche in relazione alla possibilità di errori di trascrizione dei nomi dai documenti redatti dai casinò internazionali – e la diversa provenienza delle cifre nelle movimentazioni bancarie. Secondo il player mesagnese, infatti, le vincite all’estero dichiarate in quell’anno ammonterebbero a 5.000 Euro e i 24.000 Euro di differenza sarebbero relativi a movimenti personali, derivanti da incassi provenienti dall’attività di famiglia, riscontrabili nella relativa dichiarazione dei redditi. È interessante notare, a proposito delle cifre menzionate, che lo stesso sito che sarebbe preso come riferimento per tali informazioni, indica vincite complessive nel 2008 per 29mila dollari (riportate anche in Euro, pari a 19.000) e che, se Roby S conferma che la cifra inizialmente contestata è di 29.000 Euro, questa sarebbe una prima anomalia. Riportiamo qui sotto la schermata “Rankings” dello stesso sito, nella quale è possibile visualizzare le cifre indicate nelle due monete di riferimento: 

 

 

A queste affermazioni, riportate nella tesi difensiva di Roby S, va ad aggiungersi l’aspetto fondamentale cui accennavo all’inizio dell’articolo: l’impossibilità di approcciarsi al Poker come ad una normale professione. Se, infatti, il Fisco lo ritiene un’attività lavorativa, come da sempre sostenuto da noi addetti ai lavori di questo settore, ogni player che intenda approcciarsi al Poker in modo professionale DEVE avere la possibilità di compilare una dichiarazione dei redditi completa, nella quale poter riportare, oltre alle vincite lorde, tutti i costi sostenuti per ogni trasferta, a cominciare dal buy-in dello stesso torneo, che neppure viene considerato nelle indagini dell’Agenzia delle Entrate.

 

Roby S ha già dichiarato di voler arrivare sino in fondo in questa assurda storia. La nostra speranza, prima di tutto da appassionati, è che la questione, come tante altre, sollevi il polverone necessario a far sì che qualcuno capisca che questo settore merita di essere regolamentato in maniera seria e degna.

 

Il Poker Sportivo non è un gioco d’azzardo, ma una disciplina di abilità, che ogni anno ci regala sempre maggiori soddisfazioni, soprattutto in ambito internazionale. Sono certo che la giusta regolamentazione ne migliorerebbe anche la generale percezione e che potremmo in pochi anni esprimerci ai massimi livelli mondiali, senza più il timore di essere perseguiti da un Fisco nemico, ma solo con la serenità di chi può continuare a dare il massimo nel lavoro che ama.

 

if   🙂