Arriva il Questionario del Governo: giocatori sotto esame… o sotto processo?

Arriva il Questionario del Governo: giocatori sotto esame… o sotto processo?
I gioco al centro delle attenzioni del Governo...

Eravamo abituati a lamentarci di uno Stato assente, di un Governo troppo distante dalla realtà, di una politica poco sensibile alle nostre esigenze reali e concrete. Ecco allora che il Governo dei Tecnici ci sorprende con un’altra straordinaria novità per far sentire la sua presenza e dimostrare interesse per la vita dei cittadini italiani: un questionario, si legge nelle parole del Premier, nato dall’esigenza di “studiare le abitudini e gli stili di vita della popolazione italiana e valutare l’eventuale consumo di alcune sostanze potenzialmente nocive”. Fin qui nulla da obiettare: l’articolo 32 della nostra Costituzione dice che “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Ciò che appare singolare è il tempismo con cui il Governo abbia deciso di affrontare l’argomento “dipendenze” e il fatto che le dipendenze chimiche (alcool, droghe ecc.) e quelle psicologiche (gioco) siano state messe sullo stesso piano.

 

Partiamo dal tempismo: è universalmente riconosciuto che in periodi di crisi economica e sociale aumenti la propensione degli individui al gioco. Lotto, Totocalcio, gioco d’azzardo diventano l’ultima speranza per molti, la tristemente nota “ultima spiaggia”. Dove possiamo trovare i massimi esperti delle “Smorfia Napoletana” se non nei quartieri più poveri di Napoli? Stessa cosa può dirsi per alcool e droghe, che più facilmente attecchiscono in ambienti socialmente disagiati, nel vuoto dei valori e delle aspettative per il futuro. Analizzando la condizione del nostro Paese sembrerebbe quasi che i nostri governanti vogliano analizzare gli effetti sociali causati da quella politica che è stata ribattezzata “di lacrime e sangue”, per capire quanti e quali danni il “rigore economico” abbia provocato nel tessuto collettivo già logorato ed eventualmente correre ai ripari. Eppure le notizie trapelate in merito all’impianto logico del questionario sembrano rivelare qualcosa di diverso. Tralasciamo la questione “alcool/droghe” (decisamente “off topic” su un blog pokeristico) e concentriamoci su un particolare. La sezione relativa al “gioco” (nella quale compare una anacronistica domanda relativa ai videopoker!) si preoccupa di sapere dall’esaminato “quante volte ha giocato ad uno o più dei seguenti giochi negli ultimi 12 mesi”, ma nelle risposte relative ai “giochi di Stato” (Superenalotto, Lotto e Totocalcio) non compare, tra le varie opzioni di risposta, la casella “Gioco tutti i giorni o quasi”.

 

Ribadisco che questo è quanto trapelato da fonti più o meno attendibili e che probabilmente verremo tutti smentiti dopo la lettura del vero questionario, ma l’impressione che si ha è che lo Sato (senza voler attribuire colpe ad un Governo in carica solo da pochi mesi) si stia comportando come un genitore che, dopo aver “parcheggiato” il figlio davanti ad una consolle di gioco, lo accusi di essersi rimbecillito perché passa troppo tempo incollato a questi videogames. Lungi da me negare che la ludopatia sia un problema reale che affligge molti individui naturalmente predisposti alla dipendenza in senso lato, ma molte decisioni (o mancate decisioni) sembrano contraddire le pur ammirevoli intenzioni di chi ci rappresenta. Rimandare l’apertura delle sale da gioco sembra rispondere più a interessi economici e lobbistici che etici, senza contare che indirettamente dirotta le sempre più folte schiere di giocatori e appassionati di poker nelle sale illegali (spesso gestite da organizzazioni criminali). Quella del poker sportivo è ormai una realtà con cui fare i conti, un movimento in costante crescita che non senza grandi difficoltà si è liberato della fumosa immagine delle bische clandestine dei seminterrati d’oltreoceano. Un mondo pieno di professionisti, ma anche semplici amatori che condividono una passione più pulita di quel che molti moralisti vogliono far apparire e continuare a comprimerlo e a soffocarlo non porterà a nulla di buono. Accademie e scuole di poker sono la dimostrazione che ciò che i giocatori e gli stessi operatori del settore vogliono creare non è una pletora di “poker addicted” pronti a rovinarsi, ma un universo di persone sempre più preparate e competenti, immuni (per quanto possibile) da quella dipendenza che nulla ha a che fare con il concetto di sport e divertimento.

 

 Non è la pistola ad uccidere, ma la persona che tira il grilletto e la politica del rigore e dei divieti, prima o poi, dovrà tenerne conto… con la speranza che non sia troppo tardi!