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Gratta e...

Sapevate che in rete esiste un sito sul quale potete lanciare una petizione con pochi, semplici click? Si chiama change.org ed è un portale nato con lo scopo di “trasformare le proprie comunità a livello locale, nazionale e globale”. Un modo semplice e diretto per far sentire la propria voce e combattere le proprie piccole, grandi battaglie, denunciare un malcostume o un’ingiustizia. Eppure troppo spesso l’eccessiva capillarità de diffusione dei mezzi di comunicazione diretta, rischiano di “svalutare” tali strumenti. Trovare nello stesso contenitore una petizione per riconoscere la cittadinanza ai figli degli immigrati nati e cresciuti in Italia e una per la rimozione di una statua (benché obiettivamente orrenda) dalla piazza di un paesino, rischia di ingenerare come minimo confusione, se non sconcerto e perplessità.

 

Cosa c’entra tutto ciò con il mondo del gioco? Ecco cosa c’entra: è di ieri la notizia del lancio di una nuova petizione, indirizzata all’AD di Lottomatica Marco Sala, per cambiare il nome dei “Gratta e Vinci” in “Gratta e Gioca” in quanto (scrive il promotore) “ritengo che il primo nome sia ingannevole e subdolo”. Nulla da eccepire: il nome del concorso non rispecchia la sua effettiva natura, tantomeno le reali probabilità di vincita, come prescritto dal DL Balduzzi.

 

Una cosa, però, mi lascia perplesso: crediamo davvero che cambiare il nome di una lotteria istantanea possa servire da deterrente contro il gioco compulsivo? Forse nei confronti di menti deboli e influenzabili, non certo di quelle “persone con molti più anni di me – citazione della petizione – con anni di lavoro e una professionalità invidiabile alle spalle” che spendono “cifre inaudite nella speranza di una vincita generosa e cospicua”.

 

E allora permettetemi una boriosa citazione shakespeariana:  “Cos’è un nome? Ciò che noi chiamiamo rosa, con un altro nome avrebbe sempre lo stesso, dolce profumo”.

 

Sia ben chiaro: non voglio ergermi a paladino del gioco d’azzardo, ma anzi, mi piacerebbe che le campagne per la tutela dei consumatori (in questo caso dei consumatori-giocatori) fossero un po’ più articolate e meno simili a mere provocazioni. Forse in queste occasioni sarebbe più efficace affidarsi ad immagini patetiche di anziani  che bruciano la propria misera pensione con le lotterie, circuiti da false promesse che speculano sulla miseria e sull’ignoranza, piuttosto che portare come esempio di vittime del sistema professionisti incravattati che, se decidono di sperperare i propri stipendi grattando cartoncini… beh, sinceramente chi se ne frega.