Il “federalismo legale” mette a rischio i giocatori: Perugia e Salerno le capitali della contraddizione

Il “federalismo legale” mette a rischio i giocatori: Perugia e Salerno le capitali della contraddizione

 

Un Regio Decreto del '31 mette all'indice le carte

 

 14 gennaio 2013: retata in un circolo di Salerno, 106 persone denunciate ex atr.723 del Codice Penale per “Esercizio abusivo di un giuoco non d’azzardo”.

15 gennaio 2013: i Carabinieri di Cecina irrompono in un appartamento e scoprono sette uomini intenti a giocare a poker. La soffiata sarebbe arrivata dalle mogli di alcuni di loro. Non ancora noti i dettagli sulla denuncia, dal momento che le notizie ufficiali parlano di circolo, ma in realtà pare si trattasse di un appartamento privato.

16 gennaio 2013: il tribunale di Perugia emana una sentenza di assoluzione con formula piena per i gestori di una sala giochi del capoluogo umbro, denunciati nel 2010 per “Esercizio abusivo di attività di giuoco o di scommessa” (Art. 4 L. 401/1989). 28 mesi di sequestro di locali e beni in esso contenuti, con il conseguente danno arrecato ai titolari per l’inattività forzata. Ma il Parlamento italiano non ha mai approvato gli articoli inerenti la disciplina del gioco, contenuti nella legge Comunitaria 7 numero 88 del 2009. L’avvocato difensore riuscito a far prevalere la tesi che “la mancata regolamentazione del poker non a distanza non rende illecito il gioco”.

 

Una tre giorni intensa per il poker italiano, da anni in balia di un caos normativo che non ha eguali. Una tre giorni che dimostra quanto l’assenza di leggi e l’indifferenza delle istituzioni possa essere pericolosa. In un Paese civile non dovrebbe mai accadere che una stessa attività, azione, comportamento, possano essere tollerati o perseguiti, considerati leciti o illeciti, a seconda della regione, provincia, comune in cui il cittadino si trova ad essere giudicato. In un Paese civile non dovrebbe essere permesso che una stessa attività, azione, comportamento, possano essere ritenuti reato o meno, solo perché giudicati da tribunali diversi, in base a leggi diverse. In un paese civile la legge dovrebbe essere uguale per tutti, in qualunque luogo, in qualunque tribunale. In un Paese civile la certezza della legge è un principio fondamentale.

 

Invece sembra che in Italia ci siano attività che, a seconda dell’area geografica in cui vengono svolte, delle persone chiamate a giudicarle, possono essere interpretate in modo diametralmente opposto, perché la legge lo consente. Anzi: lo consente l’assenza di una legge. Già, perché come ben sappiamo, dopo l’abolizione della normativa che disciplinava l’organizzazione e la partecipazione ad eventi di “poker non a distanza”, questi anni sono stati caratterizzati dal nulla più assoluto. Promesse, rinvii, conditi da campagne diffamatorie finalizzate a screditare l’immagine di questa disciplina e dei suoi appassionati e a raccogliere consensi, sono state tappe puntuali dell’ultimo quadriennio.

 

Risultato: a Salerno 106 persone sono state denunciate non per gioco d’azzardo illegale, ma per aver violato una legge che vieta l’esercizio di “giuochi non d’azzardo, ma tuttavia vietati dall’autorità” per motivi di pubblico interesse. Sembrerebbe che queste autorità abbiano trovato l’escamotage per vietare il poker, dopo che la Cassazione lo aveva dichiarato “non d’azzardo”(e quindi legale ndr) con una storica sentenza (vedi articolo).

 

Verrebbe da pensare che questa lista, questo “Indice censorio di giochi proibiti”, sia un nuovo trucchetto per (consentitemi la battuta scontata) cambiare le carte in tavola per l’ennesima. Ma la realtà è forse ancor più sconcertante: l’elenco in questione fa riferimento al TULPS (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza) approvato – udite, udite – con un Regio Decreto del 1931!

 

Ora, senza entrare nel merito della questione legale o politica, spero vivamente che dal 1931 ad oggi il concetto di “pubblico interesse” e l’esercizio della “pubblica sicurezza” si siano evoluti.

 

Attenzione! Se pensate che i giocatori di poker siano gli unici che rischiano una salata ammenda o addirittura l’arresto, vi sbagliate. Tra i giochi di carte vietati, infatti, vi sono tra gli altri cucù, mercante in fiera, primiera, sette e mezzo, zecchinetto, ramino e scala quaranta. E non pensate di poter decidere “campo o palla” con il lancio di una monetina: anche il testa o croce è illegale.

 

Eravamo circondati da bische nascoste in bella vista nei bar o nei campetti di provincia, nei dopolavoro e nei circoli per anziani, frequentati da pericolosi pensionati dediti al gioco illegale… e non lo sapevamo.