WSOP 2013 – Obiettivo minimo raggiunto, ora il Doge comincia a giocare!

WSOP 2013 – Obiettivo minimo raggiunto, ora il Doge comincia a giocare!
Il Doge, Alex Longobardi, al Final Table dell'Evento #9 WSOP 2013 (foto: PokerNews.com)

 

Tra il 1984 e il 1988 Serhij Bubka migliorò il proprio record del mondo più e più volte. Nel 1985 fu il primo atleta della storia a superare la soglia dei 6 metri nel salto con l’asta. Quando nell’88 arrivò a 6,06, a qualcuno venne il sospetto che ci marciasse un po’, che il suo limite fosse ben più alto (come dimostrerà in seguito), ma che l’ucraino godesse nel tenere tutti con il fiato sospeso: 17 record mondiali all’aperto, 18 indoor e fu il mito. Certo un risultato straordinario, difficilmente replicabile per te e per gli altri è una grande notizia, ma rischia vedere sfumare presto la propria eco. 35 record in una dozzina d’anni, invece, sono 35 prime pagine!

 

Cliff Josephy, vincitore del braccialetto nel WSOP 2013 Event #9 (fonte: PokerNews.com)

Questo è il pensiero che mi è passato per la testa questa mattina, quando ho letto della notizia del Doge. Erano quasi le 5 quando, al tavolo finale dell’evento WSOP #9, Alex Longobardi spillava A-K. Rimasto con poco più di 10 bui, decideva di pushare da small blind, dopo l’apertura da UTG di Steven Silverman e un call da bottone di Cliff Josephy, chipleader, che più tardi si laureerà vincitore dell’Evento. Silverman, l’uomo che aveva pesantemente accorciato Longobardi in precedenza, grazie a un tris – poi divenuto full – ben celato fino al river, decideva di passare ma Josephy, forte del suo stack, e – probabilmente – convinto di giocare con due carte libere, chiamava con 8-10 off. Quasi un’illuminazione per il chipleader, visto l’8 al flop, poi un 10 al turn e, infine, un altro 8 al river, per un full che sembrava urlare: “Basta, Doge, il tuo torneo DEVE finire qui!”. Solo una mano così sfortunata poteva chiudere il torneo di Alex, che aveva resistito per quattro livelli con 20-25 bui, dopo aver incassato quel brutto colpo contro Silverman, dimostrando di avere qualità invidiabili.

 

Ancora un primo piano del Doge a Final Table (fonte: PokerNews.com)

Il quinto posto allo Shootout rappresenta lo “scatto di livello” che il napoletano si era prefisso come primo obiettivo alle WSOP, quel miglioramento rispetto al sesto posto dello scorso anno. Un modo per far parlare di sé, senza scoprire troppo le proprie carte, alla caccia di risultati continui e costanti. Un avvicinamento al risultato per eccellenza (che da buon meridionale, scaramanticamente, non nominerò). Accompagnato dalla febbrile attenzione dei media. Quegli stessi media che fino ad un anno fa lo snobbavano un po’, lo consideravano una meteora, e che oggi Alex tiene con il fiato sospeso, forse godendo un po’ di quei volti cianotici e dei respiri affannati che lo circondano. Fino magari al momento in cui farà “il botto”… e allora già me lo vedo, il suo sorriso sornione allargarsi in una fragorosa risata, mentre i suoi nuovi sostenitori svengono per lo shock… Questa da noi si chiama “cazzimma”. Questo, a mio modesto parere, è il Doge Alex Longobardi.