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Il cooler "benedetto" che lancia Paur verso la vittoria dell'Evento #18 (photo by PokerNews)

 

C’è chi sostiene che per arrivare primi in un MTT si debba vincere un certo numero di coin flip. C’è chi sostiene che il poker sia un gioco di abilità, calcolo matematico, probabilità. Chi invece è convinto che il confine fra trionfo e sconfitta sia disegnato solo dalla fortuna. Ma ci sono episodi, in questo sport, che inducono a pensare che a volte sia il Destino a decidere. A guidarti sulla vetta del mondo, o dritto all’inferno. Solo per un capriccio. Ci sono mani, nella storia di alcuni tornei, che ti fanno capire che il filo che le Moire hanno tessuto per te è legato indissolubilmente al trofeo più ambito. E nessun intervento umano, nessun incidente di percorso, potrà reciderlo.

 

Davidi Kitai mostra i ganci con cui ha steso l'avversario (photo by PokerNews)

Davidi Kitai è senza dubbio un player dall’invidiabile palmares. Un braccialetto WSOP (2008), un titolo di campione EPT e uno WPT, lo iscrivono di diritto nella ristretta élite dei Triple Crown Winners. Ma la concorrenza è spietata al final table dell’Evento #19, il Pot-Limit Hold’em da $5,000. Altri tre avversari puntano al secondo braccialetto. Due dei quali appartengono allo stesso “Club delle Tre Corone”: Eugene Katchalov e Elky Grospellier. E poi c’è l’imprevedibile Dario Minieri.

 

La “mano del destino”, però, arriva solo alla fine, una mano “da paura”… la numero 90. Kitai e Katz si rilanciano all’infinto: parte il belga, raise 60mila, risponde l’americano con 160mila. Fourbet 360, push con meno del pot per Katz e snap-call. KK neri per l’americano, solo due ganci per Davidi.

Il classico flop da “server truccato” regala un J. Due “kapponi” scoppiati e secondo braccialetto dritto, dritto sul polso del belga.

 

Taylor Paur sistema il suo monster stack dopo la doppia eliminazione (photo by PokerNews)

Il giorno prima un’altra mano incredibile aveva spinto un giovane outsider verso la vittoria al No Limit #18. Questa volta un terribile cooler, che aveva permesso al 24enne californiano Taylor Paur, arrivato “strachipleader” al tavolo finale, di ingrossare a dismisura il suo stack, tanto da consentirgli di giocare in pieno relax fino alla fine.

Con bui 12/24mila, con AA Paur rilancia da hijack 40mila e il diavolo ci mette lo zampino: Ryan Austin spilla due J da cutoff e manda i resti per 560K, Kyle Cartwright pusha 380mila con due Donne da bottone. Al flop due K e un 8, turn A e gli avversari sono drawing dead. Taylor fa fuori due oppo e rende il proprio stack inattaccabile. Grazie a questa mano sopravvivrà ad un heads up turbolento e altalenante, che gli regalerà il suo primo braccialetto.

Abilità, fortuna e… predestinazione. That’s poker, that’s WSOP!